giovedì 27 gennaio 2011

03_ Malkavian's vision (Seth)


Seth osservò la finestra che dava sul giardinetto che circondava la Casa sbuffando di malagrazia, spazientita.
Da quando, assieme a Jensen suo gemello, si era unita alla Resistenza per combattere la dittatura che regnava ad Homana, non le era stato ancora affidato ne un ruolo ne un briciolo di missione.
Quinn, capo clan dei Tristera (uno strano clan di vampiri artificiali, a quanto le era stato detto) nonché leader della Resistenza aveva detto che il loro aiuto sarebbe stato prezioso ma per ora l'unico che aveva potuto essere veramente di sostegno alle missioni era stato suo fratello.
Jensen che era cieco! Esatto cieco! Lui veniva mandato di ricognizione insieme ad altri mutati o in missioni particolari e lei invece poltriva sul divano tutto il giorno vegliando su una mocciosa (Sunshine "Sunny" Sunflower, chissà il furbo che le aveva dato quel nome)più bassa di lei di venti centimetri ma con un quoziente intellettivo da brivido, che passava le sue giornate a progettare chissà cosa che la sera mostrava a Quinn il quale, interessatissimo, l'ascoltava annuendo.
Ma il "babysitteraggio" non finiva con Sunny, terminava invece con Milena, una gran bella ragazza, magra e delicata, che sarebbe potuta essere una grandiosa compagnia di interessanti discussioni se non avesse avuto il piccolo problema di essere completamente fuori di cervello.
Con questi pensieri in testa Seth volse il capo per osservare i pochi presenti nel salottino, a parte lei erano tutti Tristera e ognuno era impegnato per i fatti suoi, sospirò e tornò alla cosa più interessante della giornata: la brina sulla finestra.

***

Il silenzio regnava sovrano, interrotto solo qualche volta da Sunny intenta a cancellare qualche punto.
Milena aprì gli occhi di scatto e osservandosi in giro con la sua solita aria serenamente indecifrabile sbatte le lunghe ciglia.
-Qualcuno ha usato la magia.
A quelle parole Raxek, Sunny e Seth, si girarono a guardarla, ma fu proprio quest'ultima a dimostrarsi più stupita.
-La magia!?
Chiese guardando i volti dei suoi alleati e salvatori come a chiedere conferma delle parole di quella strana ragazza.
Fu Raxek a rispondere per tutti.
-Impossibile, la magia si è estinta da questo mondo un paio di secoli fa. L'unico popolo che può averla salvata sono gli elfi e non è neanche certo che siano realmente sopravvissuti alla natura.
Il silenzio calò sulla stanza sinché Sunny non alzò la testa dai sui disegni di progettazione e non sospirò con nostalgia.
-Vi ricordate quando la magia era viva? Ricordate che casini accadevano all'Accademia?
-L'Accademia?
Chiese Seth sporgendosi dalla poltrona. Finalmente qualcuno si decideva a rompere quel silenzio così pesante.
-Sì, un tempo erano le scuole di magia e combattimento, molti dei nostri amici sono cresciuti lì
-Ma è roba di secoli fa.
Si era intromesso Raxek, annoiato.
Milena intanto aveva ripreso il suo mutismo tornando ad osservare il vuoto.
D'un tratto Seth si domandò cosa vedesse in realtà.
Le avevano detto che nel suo sangue c'era un alta percentuale di Malkavin, l'antico clan vampirico dei pazzi e, a quanto pareva solo Quinn riusciva a comprendere, se pur in minima parte, ciò che le passava per la mente; chi glielo aveva spiegato aveva sbrigato tutti i perché in fretta accennando ad una certa affinità di sangue, in pratica tutte cose che lei ancora non capiva.
La veggente tornò a sdraiarsi.
Da quando con Jensen erano riusciti a scappare dai laboratori dove erano tenuti rinchiusi come cavie, la vita le aveva rivelato cose che neanche nelle sue più folli visioni avrebbe mai immaginato.
I Tristera le avevano raccontato storie di congiure millenarie, di vampiri, maghi potenti e scienziati pazzi che si divertivano a dissezionare la natura in ogni sua forma.

Secondo le confidenze che le aveva rivelato Quinn, tutto era iniziato qualche secolo prima la loro nascita, quando i clan vampirici si erano abbandonati al sonno eterno nascosti in vari punti del globo.
Uno di loro, il capo clan Giovanni, un certo Ludwig Von Ersen, non aveva ceduto all'istinto e insieme al capo clan Ventrue, Mary-Alice, aveva radunato i più forti tra i suoi vampiri e si era insediato ad Homana dove, con la fedeltà di umani abbietti aveva instaurato un suo regno segreto di terrore.

Tutto ciò spiegava le pessime condizioni in cui verteva la capitale del Continente e le dava già una più che valida ragione per unirsi ai ribelli, ma ciò che veramente le aveva fatto salire la bile alle orecchie era stato scoprire chi e quale era il ruolo di quegli strani scienziati pazzi nominati spesso dai Tristera con disprezzo.

Dopo aver impiantato il primo regime dittatoriale insieme ai Ventrue, Ludwig aveva risvegliato dal torpore (Seth ancora si chiedeva quale strana malattia fosse) il capo dei Tremere e i migliori fra i suoi fratelli per rimetterli a lavoro sui loro secolari progetti di studio del DNA e delle sue molteplici modifiche.
Progetti, questi ultimi, che, mandati avanti di Tremere in Tremere, erano culminati prima nei Tristera, così detti vampiri artificiali, e poi in quello che erano lei, suo fratello e tanti altri ragazzi ancora rinchiusi nella “città laboratorio”: mutanti.
Dal momento in ci si furono insediati ad Homana, i Tremere avevano iniziato a dominare il mondo della scienza; erano stati costruiti quegli immensi laboratori/campi di concentramento dove venivano portati i bambini di tenera età per essere studiati e trasformati in armi perfette, anche a costo della loro morte per "incidenti di percorso".
Seth li conosceva bene quei tipi di "incidenti", Jensen aveva perso la vista per un impianto di nanomacchine mal riuscito e aveva visto bambini diventare dei piccoli mostri, degli aborti della natura che finivano quasi sempre, non sapeva dire se per fortuna o no, per morire in modo orribile.
Ricordava la sua prigionia con terrore e da quando aveva scoperto la verità aveva deciso che si sarebbe battuta a qualsiasi costo.

Si voltò verso le scale avvertendo dei passi.
Nel salone entrò un ragazzo magro, piuttosto piacente, dai capelli biondo grano, più corti ai lati che in cima, aveva diversi orecchini e un sorriso soddisfatto stampato in faccia.
Seth non avrebbe potuto dargli età, a volte pareva un adolescente altre volte un uomo fatto, ma era questo il fascino di Quinn, l'essere imprevedibile proprio come il sangue che l'aveva tramutato in Tristera.
-Che accade bella gente?
Sunny si era voltata con un sorriso a trentadue denti pronta ad aggiornare il grande capo.
-Vince e Merry sono andati a prendere sangue, torneranno presto. Marcos e Jensen sono di pattuglia e Milena ha detto che qualcuno ha usato la magia
Quinn alzò un sopracciglio incuriosito
-Chi, Vince?
-No, non si sa... Si è svegliata così!
Un alzata di spalle come a non dare troppa importanza alla cosa ma Quinn, a differenza dei suoi fratelli, si fece subito scuro in volto e, arrivando davanti a Milena, le si inginocchiò davanti poggiando delicatamente il mento sulle sue ginocchia, gli occhi blue su di lei.
Milena si risvegliò per un attimo dai suoi sogni e lo guardò sorridendogli misteriosamente.
Seth li osservava con curiosità; i due si stavano solo guardando, neppure aprivano bocca eppure era come se stessero discutendo.
Seth non riusciva ancora a credere che fosse Quinn a muovere la Resistenza.
Più lo osservava più in lui non vedeva tutto quel carisma che serviva per guidare una rivoluzione di quella portata.
Eppure, tutti si fidavano ciecamente di lui, ribattevano ai suoi comandi a volte, o si infuriavano se lui si distraeva o si addormentava nel bel mezzo di una pianificazione, ma, ad un suo solo fischio di guerra, loro tutti si armavano fiduciosi.
E poi c'era la storia delle taglie, ormai tutti ne avevano una, (anche lei e il fratello che, secondo citazione “erano desiderati vivi presso i Laboratori 22”) ma quella di Quinn, seguita da quella di Raxek e Lucy era sicuramente la più alta.
Se c'era davvero Ludwig dall'altra parte della scacchiera allora doveva temerlo davvero o desiderarlo più morto di tutti glia altri messi assieme.

Seth si guardò intorno e notò che anche Sunny osservava fisso Milena e Quinn. L'unico a farsi i cavoli suoi era Raxek.
Dopo qualche secondo Quinn si alzò massaggiandosi il pizzetto sul mento.
-Molto interessante.
-Cosa?
Era stata Seth a parlare
-A quanto pare qualcuno è riuscito a rimettere in moto la "macchina magica"
A quelle parole Sunny alzò il capo spalancando gli occhi.
-Ma Quinn! Avevi detto che la magia era morta, pensi che gli elfi siano ancora vivi?
-Che siano vivi non ci piove Sunshine, quelli hanno solo goduto come porci quando la natura si è ribellata; ma comunque non è stato un elfo a riattivarla.
-E' assurdo
Seth li guardava tutti allibita, non ci capiva niente.
-Se è vero che qualcuno ha rimesso in moto "la macchina" sai quello che vuol dire vero Quinn?
Era stato Raxek a parlare, serissimo come sempre.
Il biondo aveva annuito.
-Bisogna trovarlo prima dei Nato, se Milena lo ha avvertito, sicuramente Ludwig ha già spedito ordini a destra e a manca.
-Perché Ludwig può saperlo?
Tutti si voltarono verso Seth.
-Alcuni vampiri avvertono il magico meglio di altri, di solito questi sono i Malkavian
Dicendolo Quinn si era voltato verso Milena, di nuovo estranea a ciò che la circondava.
-Ma Ludwig è così anziano che ha ormai acquistato dei poteri tali da poterlo percepire
-Quinn, se il magico è tornato a vivere le sorti della guerra potrebbero cambiare rapidamente
Di nuovo Raxek.
Quinn si fece serissimo, incrociò le braccia.
-Sunny, dov'è ora Lucy?
-Non lo so, non la vedo da due giorni...
Raxek si alzò in piedi.
-Aveva avvertito che la missione di recupero le avrebbe rubato più di un giorno.
-Sì ma a questo punto è meglio contattarla e mandarle qualcuno a prendere il suo posto.
-Non ne sarà felice, sai che è orgogliosa.
-Assamita Tzimisce...
Borbottò Quinn come a maledire il sangue della ragazza.
-Dille che non voglio sentire storie, portar via quelle armi è di notevole importanza ma questa storia della magia ha la priorità. Ludwig non metterà certo i Nato a protezione di un armeria ma alla caccia del mago sì. Manda Chud e Marcos nel settore 8. Io, te, Lucy, Vince e Merry andremo alla ricerca del mago.
Raxek annuì mentre Sunny, scattata in piedi, scappava per iniziare a smanettare sui PC.
Quinn si massaggiò un attimo le tempie come a voler riordinare le idee poi, voltatosi verso Seth la osservò con cura prima di poggiarle delicatamente una mano sulla spalla.
-Zucchero, ci serve una visione.
-Non vanno a comando...
Bofonchiò come a volersi schermare da quello sguardo quasi assatanato.
-Beh dolcezza, vedi di fartela venire. L'unico indizio che posso darti è che quello che cerchiamo è abbastanza fuori luogo.
-In che senso?
-La magia utilizzata era di teletrasporto a quanto dice Milena...
Un sorriso.
-Impegnati, noi potremmo finire per cercare all'infinito, l'esito della missione dipende tutto da te.
Piccola pausa.
-Mi fido di te Seth.
Seth deglutì, o beh certo, ora sì che si sentiva meglio.

venerdì 21 gennaio 2011

02 _ The lucky girl (Toby)





Stanchezza, isteria - forse anche un po' il mestruo - ma chiudendosi dentro la soffitta Toby sentiva dentro una sensazione strana, strozzante.
Eldheret l'aveva stancata, l'aveva stancata sua nonna che le ripeteva di fare la brava ragazza, l'aveva stancata il gomitolo di stradine che portavano alle altre tre zone della città e infine quella sensazione di impotenza che l'attraversava quando, alzando lo sguardo notava i ponti che reggevano la città alta, quella di cristallo, quella elfica e misteriosa, quella il cui accesso era vietato agli umani come lei. Andora.
Ma soprattutto era stanca di sentirsi ripetere che era ora di abbandonare le fiabe, che era ora di prendere in mano il futuro, finire il liceo, trovarsi un lavoro e mettere su qualche cosa di più solido.
Sua nonna non poteva capire.
Per lei quei racconti mitici erano tutto.
Senza di loro non sarebbe mai sopravvissuta alla noia di una città senza via d'uscita; per quanto riguardava il lavoro invece Toby sapeva bene che uno già lo aveva, poco etico certo, diciamo pure illegale, ma intanto rubando riusciva a campare felicemente. Senza contare poi che non c'era vezzo più bello al mondo di quello.
Chiuse la porta e si lasciò andare sul pavimento, il viso lentigginoso nascosto sulle ginocchia.
Tabhita, detta Toby, aveva 17 anni ma coi suoi capelli alla maschiaccio, quel metro e cinquatatre associato ad una corporatura minuta, ne dimostrava almeno tre di meno, per essere buoni.
Tutti ad Eldheret, la conoscevano, sia perché sua nonna era il medico più famoso della città, sia per i suoi capelli violacei che non la facevano passare inosservata, tutti naturali sino alla radice, in netto contrasto coi due occhi grandi e corvini.
Sua madre era morta di parto lasciandola nelle mani abili della nonna mentre suo padre era una grande incognita.
Un incognita che a Toby non interessava svelare.

-Tabhita!! Non potrai stare chiusa li per sempre! Mi serve il tuoi aiuto Tabhita!La vicina dei Porter partorisce questa sera e mi serve un infermiera! Tabhita!!
Per essere una vegliarda di 80 anni, sua nonna aveva ancora una salute invidiabile e una voce tuonante ma Toby non aveva proprio voglia di sentirla.
Non dopo quello che le aveva fatto.
Un affronto del genere non lo tollerava.

Era tornata a casa discretamente felice anche se il fastidio della sua femminilità la stava tormentando dall'alba.
Era riuscita a rubare un orologio d'oro vero, uno di quelli tutto ghirigori e arabeschi, che valevano una fortuna ed erano bellissimi a vedersi; un pezzo forte inestimabile per la sua collezione.
Era corsa in camera per nascondere la refurtiva quando si era accorta con disappunto che qualcosa mancava.
Era tornata nell'andito che divideva la sua stanza da quella della nonna e aveva controllato la piccola libreria.
I libri di miti e leggende erano spariti.
La saga di Vayolet, Tomi e Angelica. Le avventure dell'Accademia...non c'era più nulla.
-Nonna! Nonna!!
-Cosa gridi Toby?
Sua nonna era intenta a preparare il suo piccolo studio e la squadrava con aria incuriosita.
-I ladri nonna!! Sono entrati i ladri e hanno rubato i miei libri!
A quelle parole Ariadne aveva alzato gli occhi al cielo e aveva sbuffato.
-Non ti preoccupare Toby, nessun ladro. Li ho semplicemente dati via.
-Tu cosa?!
Gli occhi grandi di Tabhita si erano dilatati all'inverosimile mentre una rabbia nera le aveva compresso il petto.
Quante possibilità c'erano che non fosse mai successo...
-Il figlio di Monique ha ormai compiuto l'età per leggere e la madre si disperava di non avere nulla di adatto. Gli ho regalato quelle fiabe, tanto tu sei ormai grande.
-No, non l'hai fatto.
Quante possibilità ci sono...
La nonna si era girata infastidita.
-Parlando di cose serie, ti sei informata all'accademia di medicina? Spero per loro che decidano di ammetterti. Ne sai più tu di loro.
Non la stava ascoltando. Ariadne prese con cautela i ferri appena appena sterilizzati e li depose sul tavolo.
-Ai miei tempi per fare il medico non ci volevano tutti questi fronzoli, ci si nasceva con l'arte nel sangue e si imparava da un medico più esperto.
-Non mi ascolti!
Un groppo in gola, e il petto contratto, gli occhi le si stavano riempiendo di lacrime.
-Rivoglio i miei libri nonna!
-Oh Tabhita, quella roba ti distrae solo dalle cose più importanti
-Quello per me era importante!
-Non alzare la voce con me ragazzina!
Le lacrime le offuscarono la vista. Poteva andarli a recuperare questo era certo, non sarebbe stata la prima volta che si intrufolava in case altrui ma era stato il gesto, quel gesto irrispettoso nei suoi confronti, quella violazione di proprietà ad infastidirla.
Molto ironico avrebbe poi pensato, visto che lei la proprietà altrui la faceva propria.
-Tabhita, devi crescere una buona volta, la magia e tutte quelle cavolate di cui ti riempi la testa non esistono
-Ma gli elfi esistono! Come la mettiamo eh?
-Gli elfi non sono quel popolo mitico che tu credi, è gente come noi, solo più...eccentrica.
-Ma se tu non li hai mai visti!
-Perché tu si?
Toby si morse il labbro inferiore con furia. Glielo aveva fatto per dispetto lo sapeva, solo perché a lei non andava che leggesse e rileggesse quelle storie.
Il battito del cuore iniziò ad accelerare mentre aggrottando la fronte il suo sguardo si posò sui ferri sterili al sicuro.
Il primo pensiero che le attraversò la mente fu quello di gettarli a terra ma lo
ricacciò in gola, la nonna glieli avrebbe fatti ripulire e sterilizzare e lei ci avrebbe solo perso la serata.
Quante possibilità ci sono che la gamba del tavolo si incrini?
Zero.
Non è giusto quello che mi ha fatto!
Sette su dieci.
-E ora smettila di frignare e dammi una mano, stasera abbiamo un...
Ma la ragazza si era girata sui suoi piedi ed era scattata via, su per le scale.
Sette possibilità di successo su dieci.
-Tabhita torna subito...Aaah!!
Ariadne spalancò gli occhi verdi mentre con un crack una delle gambe del tavolo si incrinava lasciando scivolare a terra, con forti tintinnii, il lavoro di un paio di ore.
-Dannazione, lo sapevo che questo pezzo d'antiquariato andava buttato!Questa è opera delle termiti.
Si inchinò e osservò quegli orridi insettini che erano caduti a terra, afferro la scopa e iniziò a mandarli via.

Ora Toby era chiusa in soffitta, non aveva idea che quello che aveva sperato fosse accaduto veramente ma quando sua nonna aveva bestemmiato le termiti aveva gioito della sua fortuna.
La sua dannata fortuna, era diciassette anni che glielo ripetevano: era una mocciosa dannatamente fortunata.
Tirò su col naso si mosse piano verso una vecchia cassapanca impolverata.
Era li che, all'insaputa della vecchia Ariadne, teneva i suoi tesori più preziosi, la refurtiva rara.
L'aprì e tirò fuori un vecchio libro scritto da una certa Noal X.
Lo aveva rubato perché era lo stesso nome della moglie di Tomi, una gran bella coincidenza; non aveva resistito al desiderio di possederlo ma quando lo aveva aperto per leggerlo non era riuscita a capirci nulla.
Era scritto con lettere del suo alfabeto ma la lingua non era certamente la sua.
Un gran peccato certo, ma Toby era emozionata, non poteva forse essere roba magica? Infondo la Noal delle sue fiabe era una maga.
Si asciugò gli occhi e aprì il libro sulle ginocchia, da quel giorno qualche anno prima non lo aveva più esaminato, se non rare volte.
Cominciò a sfogliarlo fermandosi a caso.
-"La magia non esiste Tabhita!" "Trovati un lavoro Tabhita!"
Fece il verso alla nonna. Quante possibilità c'erano che quello che diceva la nonna non fosse vero?
Poche, pochissime.
Nessuno parlava mai di magia, ne dei vecchi popoli delle leggende. I libri che lei leggeva non li conosceva praticamente nessuno e le librerie ne avevano pochissime copie. Potevano passare tranquillamente per libri rari, e le rarità vanno protette, come si era permessa sua nonna a portarglieli via!?
Quanto sarebbe stato bello se la magia fosse esistita davvero.
Quante possibilità ci sono che esista ancora?
Toby tirò su col naso e con un sorrisino da bambina iniziò a ripetere quella strana accozzaglia di parole; ben presto si accorse che pareva avessero un ritmo.
Si fermò e schiarendosi la voce reinizio da capo, più sicura.
Quante possibilità ci sono che succeda qualche cosa?
Il battito accelerò e Toby aggrottò la fronte, faceva fatica a respirare.
Una, due... Su una scala da uno a dieci, basta un cinque per alzare le probabilità, già col sei hai vinto.
La ragazza dilatò gli occhi mentre le orecchie iniziavano a ronzarle, aveva la strana sensazione che tutto perdesse consistenza.
Quante possibilità ci sono che funzioni?
Terminò quella strana litania e tutto si fece sempre più scuro.
Sei.

martedì 16 novembre 2010

01_ Ombres de la ville sans soleil (prologo)


Era l'anno 2982,il centesimo da quando il sole aveva smesso di sorgere.
Le leggende narravano che un giorno questi, stancatosi di servire gli dei, avesse deciso di scendere, così, per puro diletto, sulla terra, e che da allora se ne andava in giro sotto le spoglie di un giovane biondo, luminoso.
I vecchi invece, quelli del quinto borgo, sussurravano di una punizione voluta dalla stirpe celeste per l'eccessiva intraprendenza nel campo tecnologico degli uomini, o dei Tremere, come i più anziani, quelli ad un passo dalla lapide, borbottavano.
Ma a loro nessuno dava più retta; tutti sapevano che i vampiri si erano estinti, così come i demoni e le razze non umane.

O così volevano far credere i pochi ancora in vita...

Homana, la capitale del Regno, si era ingrandita a livelli incredibili negli ultimi 2000 anni, arrivando ad inglobare tre città industriali.
Ma ciò che più poteva spaventare era stata la sua crescita verso l'alto.
Centinaia di piani e passaggi costruiti in quello che a prima vista poteva sembrare un labirinto, o una prigione.
Al primo livello, o girone, quello che apriva le sue terrazze al cielo, c'erano gli alti funzionari dello Stato, le loro famiglie, i ricchi industriali e una parte dell'Amministrazione del paese, quella più importante e intransigente, che si celava nel buio.
Il secondo e il terzo girone erano dedicati a quella che un tempo veniva chiamata borghesia e infine, più si scendeva, più ci si avventurava nei labirinti e nelle strettoie del quarto, quinto e sesto girone, dove abitava la maggior parte della popolazione, quelli che non possedevano nulla al di fuori di pochi beni estremamente necessari, e a volte neanche quelli.
A fare da cornice a quella mostruosità di luci bianche sempre accese, a causa della notte perenne e dello smog che aveva inquinato il cielo al punto da nascondere luna e stelle anche ai pochi privilegiati che potevano osservarle, la Cupola.
Una struttura, praticamente una seconda città, completamente separata dalla prima da mura e vetri in grado di trattenere il gas altamente tossico che regnava all'interno, dove gli abitanti erano costretti a girare per le strade con maschere speciali e dove le case erano dotate di particolari condotti di areazioni muniti di filtri in grado di proteggerli dalle tossine.
Era stato un vecchio incidente di fabbrica a creare la Cupola e a condannare i suoi abitanti all'esilio forzato al suo interno da quasi tre generazioni.
Molti ancora desideravano fuggire, ma le voci ribelli erano state dolorosamente schiacciate in modo che le nuove generazioni potessero imparare l'arte della sottomissione dagli errori di quelle passate.
La milizia di Homana rondava 24 ore su 24 per controllare la frontiera tra la Cupola e la Capitale, nessuno poteva uscire se non dotato di speciale passaporto e solo dopo essere entrati nella camera di pulizia e sterilizzazione.
Oltre alla Capitale e alla Cupola, c'era poi la zona industriale (quella nata dall'unificazione delle tre città) i cui accessi, sparpagliati per tutti i gironi della città, erano segreto di stato. Pochi sapevano che cosa si costruisse o si formasse li dentro, anche gran parte del primo girone ne era tenuto allo scuro.
Oltre Homana non c'era più nulla.
La vegetazione aveva preso il sopravvento su tutto, distruggendo qualunque paese o regione vi fosse prima.
Solo altre due città erano riuscite a sopravvivere alla furia degli elementi, ma la loro esistenza pareva ormai solo una leggenda.




[In collaborazione con Trish]
(Photomanipulation by me_ City_Unseen_by_tfavretto from Da)

mercoledì 10 novembre 2010

00_ Voyant


Un sorriso dolce mentre le mani venivano legate al palo di legno.
Lui la guardava fisso, quando il soldato gli stava per posare la benda sugli occhi lui fece cenno di no.
Lei ricambiava il suo sguardo, ma non riuscì a trattenere le lacrime, si voltò verso il comandante che fumava cauto, infreddolito.
Doveva essere la terza esecuzione nei soli ultimi tre giorni, aveva voglia di sbrigarsela in fretta, spogliare i corpi e gettarli in una fossa comune.
"Mi avete chiesto un ultimo desiderio, beh uno ce l'ho"
Il capitano si voltò a fissarla, l'umidità lo stava uccidendo, buttò fuori una nuvoletta di fumo e fece segno alla ragazza di andare avanti. Quale spreco, dovette pensare, quanti anni poteva avere? Venti? Forse troppi.
"Con lui" rispose lei decisa.
I soldato che aveva finito di legare il ragazzo al palo lanciò un'occhiata al suo superiore, lui annuì.
Venne sistemata nel palo di fianco, come il suo compagno scelse di non portare le bende.
Si guardarono mentre i soldati caricavano i fucili e si posizionavano.
"L'hai sempre saputo vero?"
Lei annui, un groppo in gola, il volto rigato di lacrime.
Lui le sorrise, come sapeva fare, in maniera un po' buffa, ma molto dolce, come sapeva fare.
"Ti aspetto dall'altra parte del fiume"
L'aria si fece pesante, stantia nella sua immobilità, pareva che anche il vento avesse rinunciato a soffiare; poi i soldati premettere i grilletti.


Seth dilatò gli occhi neri come l'ebano e si strinse forte al corpo di Julian che ancora dormiva sereno nella quiete del mattino.
Un sudore freddo le imperlava la fronte.
Pregò che fosse solo un sogno, ma infondo sapeva bene che certe “visioni” non potevano esserlo.



(Photomanipulation by me_Gemma Wared from Vogue.)