domenica 8 maggio 2011

09_ Waiting (Sunny)


La notte eterna di Homana avvolgeva il giardinetto che circondava la Casa e le sue alte mura protettive; Sunshine osservava incantata l'ingresso di mattoni da cui sarebbero sbucati presto i suoi amici, o almeno, così sperava.
-Sono in ritardo...Sono dannatamente in ritardo...
Erano due ore buone che Quinn girava intorno alla stanza ripetendolo, Sunny non gli prestò attenzione, i suoi occhi blue erano fissi su quella parete, come incollati.
Da quando Raxek aveva dato l'allarme di ritardo da parte del gruppo di Marcos e Seth e da parte di quello di Vince, Merry e Lucy, il piccolo genio non aveva lasciato la sua postazione alla finestra, come se staccare gli occhi da lì potesse in qualche modo influire sul ritorno o meno dei suoi amici.
-Sono in ritardo maledizione...
Oltre a Quinn nessun altro nella stanza parlava, Milena, Jensen e Raxek sedevano silenziosi, dai rapporti ricevuti alle prime luci dell'alba (nel senso metaforico del termine) sapevano che gli altri ribelli erano tutti tornati alle loro case, sani e salvi.
A quanto pareva solo i loro comapgni più stretti mancavano all'appello.
Quinn si fermò e sospirò lanciando un occhiata all'orologio che li sovrastava, appeso alla parete.
Quattro ore...
Sarebbero dovuti rientrare quattro ore fa.
"Non sono morti, non sono morti, non sono morti" Sunny se lo ripeteva in silenzio come fosse stato un mantra.
Raxek le scocco un occhiata piena di apprensione e le andò vicino, le mise una mano sulla piccola spalla.
-Sunny...
-Eccoli!!!
Sunshine scattò in piedi.
-Marcos e Seth!!
Jensen si alzò teso come una corda di violino, tutti guardarono la porta che si apriva.
Marcos e Seth erano stanchi e alquanto sporchi, a nessuno sfuggì che le mani della veggente erano macchiate di sangue quasi sino al gomito.
Quinn li guardò preoccupati.
-Cosa è successo?
Marcos si lasciò scivolare sul divano mentre Seth sorridendo scuoteva la testa.
-Nono, non preoccuparti, niente di speciale, Marcos farà rapporto...Se vorreste scusarmi, io vorrei farmi una doccia...
Detto ciò prima che chiunque potesse ribattere Seth scappò su per le scale.
-Non sta bene...
Decretò Jensen.
-Vado ad aspettarla in camera, forse vorrà parlarne...
Dettò ciò il ragazzo seguì la gemella su per le scale. Gli altri si girarono tutti per osservare Marcos, in attesa di spiegazioni, Quinn corrugò la fronte notando il terzo occhio del Tristera spalancato e vigile.
-Allora?
-Abbiamo salvato un ragazzo
-Per favore più chiaro
Marcos sospirò.
-Io e Seth stavamo pattugliando i piani bassi quando d'un tratto abbiamo sentito dei rantoli provenire da una delle fogne, ci siamo calati e abbiamo scoperto il corpo di un ragazzo... Aveva le mani legate dietro la schiena e pareva che qualcuno avesse cercato di massacrargli la testa a colpi di catene. Seth ci si è avventato contro, il ragazzo era vivo per miracolo...
A quelle parole il volto di Marcos si adombrò, Quinn non mancò di notarlo.
-Continua...
-Lo abbiamo portato ad uno degli orfanotrofi gestiti dalle suore, la scelta è stata mia. Quelle donne molto spesso sanno fare più dei medici e si curano dei malati molto più che negli ospedali inoltre...
-E' un luogo più discreto...
Marcos osservò il suo capo e annuì.
Raxek cominciò ad agitarsi sulla sedia.
-Fuori il rospo Marc...
Borbottò cercando di mantenersi sul gentile. Il Tristera osservò i compagni uno per uno.
-Non sono un esperto in materia ma il ragazzo aveva un odore strano. Potrei sbagliarmi ma, puzzav...cioè odorava di mezzosangue...
Calò il silenzio.
-Un mezzosangue? Intendi un mezzo umano, mezzo vampiro?
Chiese Sunny con estrema innocenza, Marcos annuì.
-Impossibile, i Giovanni e i Ventrue non fanno bastardi, l'idea li fa troppo schifo e gli altri clan vampirici sono in letargo o a troppe miglia da Homana...
-E allora di chi può essere Rax?
Raxek non riuscì a rispondere, Marcos si voltò verso Quinn che era rimasto in silenzio.
-Sono assolutamente certo che il ragazzo sia stato condannato a morte, la scena sembrava proprio quella di un esecuzione. Sicuramente chi l'ha preso a “catenate” credeva fosse morto quando l'ha lasciato..
-Quanti anni poteva avere?
Quinn parve destarsi dai suoi pensieri all'improvviso.
-Una ventina direi...io proporrei di tenerlo d'occhio finché non ne sapremmo di più.
Quinn annuì.

-Quanto sono belli i disegni sulla pelle voi non credete?
Era stata Milena a parlare, tutti volsero lo sguardo verso la ragazza che, come suo solito, osservava il vuoto, persa in chissà quali pensieri, Quinn alzò un sopracciglio:
-Intendi i tatuaggi?
-Sì...Tatuaggi...si dice che ognuno abbia un significato...
Raxek tossicchiò per reprimere una risata mentre Sunny guardava Milena con estrema perplessità, solo Marcos pareva raggelato dalle parole della vampira.
-Quinn...il ragazzo portava un sacco di tatuaggi, ne aveva il torace e le braccia pieni!
A quelle parole tutti osservarono Milena più incuriositi di prima, ma la ragazza con la testa non era più con loro,se mai ci fosse davvero stata...
Quinn scosse la testa e prese un ampio respiro.
-Ok, credo di aver bisogno di una sigaretta, sorveglieremo questo ragazzo, sinché non si riprenderà sarebbe inutile interrogarlo...Piuttosto ho una preoccupazione che mi pressa maggiormente al momento, Marcos hai notizie di Vince, Merry e Lucy?
Marcos scosse il capo, intento a ricucirsi il terzo occhio.
Il sollievo che aveva riempito le mura del soggiorno tornò a dileguarsi, anche gli occhi di Sunshine persero la loro naturale luminosità.

Passarono altre due ore in cui nessuno si mosse.
Sunny era tornata alla finestra, ad osservare il muro di mattoni e Quinn passeggiava nervosamente per la stanza borbottando frasi sconnesse.
D'un tratto il piccolo genio lanciò un grido acuto e si lanciò verso la porta d'ingresso, aprendola di scatto.
Sulla soglia un Vince sfinito reggeva una Merry distrutta, col viso devastato dal pianto.
Sunshine le dette una mano per farla arrivare sino al divano.
Quinn afferrò Vince per il bavero della giacca.
-Cos'è successo?! Dov'è Lucy?!
Gli occhi di Vince si riempirono di lacrime, lacrime di rabbia che gli fecero mordere forte il labbro inferiore.
-I NATO...L'hanno presa i NATO




(Foto waiting_by_forgiven51 da DA modificata)

08_ NATO (Echo/ Nato/ Lucy)


Muovendosi silenziosi come una presenza oscura alle spalle dei loro avversari, erano riusciti a spingerli esattamente dove volevano: in uno dei tanti labirinti di palazzi diroccati dei piani bassi.
Anche se apparentemente impassibile, Echo sapeva che Delta, lo stratega del gruppo, stava sorridendo dentro di se compiaciuto per il buon lavoro svolto.
Sospirò silenziosa e spostò lo sguardo verso Bravo che, come ogni buon capo apriva la fila.
Dopo aver riconosciuto il gruppo dei ribelli, gli ordini erano stati chiari: la ragazza più alta, quella con la parte destra del cranio rasata doveva essere catturata viva (o in fin di vita, le cose combaciavano) stessa cosa per il ragazzo, quello che chiamavano Vince, la seconda ragazzina doveva morire, la sua vita non era di alcuna utilità per le forze militari che li comandavano.
"Loro sono i cattivi, loro sono i cattivi" continuava a ripetersi guidando velocemente proprio dietro Bravo e davanti a Delta.
Charlie, l'infermiera, non era venuta con loro ma li aspettava nel furgone che avevano lasciato parcheggiato in un punto vicino all'ingresso del piano mentre scendevano di pattuglia; ed era li che li avevano incrociati.
Era stata lei, Echo a percepirne l'aura, aveva dato l'allarme a Bravo che subito aveva iniziato a dare ordini; era incredibile come riusciva a cambiare espressione quando si trattava di lavoro, un attimo prima sorrideva e scherzava crastulando su Alpha e un subito dopo eccolo li, serio e composto, pronto ad azzannarti il collo.
"Loro sono i cattivi, loro sono i cattivi"

-Puttana e baldracca!
Erano dieci minuti buoni che Lucy bestemmiava come uno scaricatore di porto mentre caricava il fucile.
Vince socchiuse gli occhi impugnando lo spadone a due mani.
-Lucy, tutto bene?
Merry aveva gettato il telone mimetico sulle moto e stava studiando la situazione con estrema calma; anche se non lo dava a vedere Lucy pareva non stare bene, un sudore freddo e un pallore spettrale le avevano smagrito il volto.
-Sto benissimo...
Ma la voce era incrinata.
Vince le lanciò un occhiata preoccupata e si fece serio, mostrarle compassione sarebbe stato come schiaffeggiarla, vedeva i morsi della fame nei suoi occhi.
-Allora, non sappiamo quanti sono, ne con chi abbiamo a che fare, direi ti tenere quindi questa posizione: Merry, tu starai al mio fianco, combatteremo come al solito, lascia a me gli stronzi che osano avvicinarsi e pensa a quelli distanti... Lucy, tu facci da fuoco di copertura.
Le due ragazze annuirono, anche se Merry notò una luce strana negli occhi dell'amica, sicuramente capiva in che situazione si trovava e lo accettava senza poterlo sopportare.
Silenzio, e poi dei rumori, lievissimi in lontananza, ad un cenno del capo di Vince, Lucy scomparve tra le ombre.

I NATO lasciarono le moto nei pressi di una statua diroccata, l'aria era immobile, satura, e il silenzio quasi asfissiante, solo in lontananza si sentivano i rumori dei locali e delle bettole, ma lì, lì era il nulla.
-Ci stanno aspettando...
Il tono di Delta era più freddo del ghiaccio, Echo gli si mise al fianco assumendo la sua solita postazione, dall'ombra di un palazzo sbucarono due figure veloci, alla ragazza basto il riflesso dell'acciaio per allungare una mano e concentrarsi.
Dalla terra, spaccando il cemento come fosse stata una crosta di ghiaccio sottile, saettarono delle radici, spesse e veloci si abbatterono sui due, che ebbero appena il tempo di spostarsi.
La pianta perforò il cemento del palazzo come fosse stato cartone, Vince dilatò gli occhi e con un rapido movimento di braccia recise la radice per constare come questa tornasse in vita nel giro di mezzo secondo.
-Ma che cazz...
-IO ODIO le verdure!! Indietro Vince!
Merry si parò davanti al suo uomo, attese qualche secondo, e quando le radici tentarono di colpirla con un grido acuto serrò ogni suo muscolo lasciando che le fiamme scaturissero libere da ogni fibra del corpo.
Mentre la ragazza dilatava le braccia e alzava una muraglia di fuoco, Vince si lanciò all'attacco.

Delta non fece una piega, allungò il braccio ed estrasse una spada lunga, si mise in posizione.
-Un incendiaria..
Mormorò, una pura constatazione.
-Non può bruciare per sempre.
Echo scartò di lato lasciando lo spazio necessario a Delta per combattere corpo a corpo.

Dall'alto del palazzo Lucy osservava la scena nascosta nell'ombra, fucile in posizione.
Anche trovandosi a svariati metri d'altezza agli occhi della ragazza il combattimento pareva svolgersi a pochi passi, le sue pupille avevano una capacità di messa a fuoco ultra umana (tutto grazie agli "amichetti Tremere").
Vide le fiamme di Merry alzarsi e avvolgere le piante della ragazzina contro il quale stava combattendo, piccola e mingherlina, assai gradevole alla vista, se l'avesse incontrata in altre circostanze la Tristera non si sarebbe mai accorta di trovarsi davanti un soldato NATO.
Un grave errore.
La ragazzina combatteva bene, svelta e agile, le sue piante combattevano come tante spade e scudi, proteggevano, attaccavano, senza sosta.
Dall'altra parte Vince se la stava vedendo contro un ragazzo alto, più o meno della sua stessa corporatura, non pareva granché dotato nell'uso della spada ma analizzando meglio la situazione notò che il combattimento non era neanche "iniziato".
Il soldato NATO stava studiando Vince, forse era uno stratega o qualche cosa di simile, lavoro di testa non di braccio.
Lucy sapeva che avrebbe dovuto iniziare a mirarne almeno uno, ma qualche cosa glielo impediva...
“Solo due?” pensò.
Come era possibile che ce ne fossero solo due?
Un fruscio alle sue spalle, il fucile saettò sul braccio sinistro, la mano destra estrasse la pistola e sparò.

A Vince bastò sentire l'odore di zolfo nell'aria per sapere che Lucy aveva intrapreso la sua personale battaglia (tutte le armi della ragazza erano silenziate), digrignò i denti.
"Devo liberarmi di questo moccioso, oggi Lucy non è in grado di combattere da sola!"
Ma la situazione pareva non cambiare, nessuno dei suoi colpi andava a segno, eppure era stato addestrato bene, aveva combattuto innumerevoli volte...

Delta pareva i colpi con naturalezza, studiando Vince con freddezza, si vedeva che era forte, in un altro contesto quella spada così pesante sarebbe volata via nei primi cinque minuti di combattimento; doveva trovare un punto debole e la sua mente studiava, analizzava, mentre i suoi muscoli reagivano all'attacco come a qualche cosa di sin troppo naturale, era bravo ma non eterno, a differenza del suo avversario.

-State commettendo un errore!
Merry si muoveva rapida lottando contro quelle orribili piante con due fruste di fuoco, aveva il fiatone e tutto quel "ballare" da una parte all'altra la stava spossando mentre la sua avversaria pareva fresca e riposata.
-State combattendo per la parte sbagliata!!
Una radice le frustò un fianco mandandola a sbattere contro una parete, d'istinto creò una bolla di fuoco, appena in tempo per pararsi da una seconda frustata.
-Tu menti!
La voce di Echo era cristallina.
-Voi siete dei terroristi! Uccidete gli innocenti!
-Innocenti!? Come puoi chiamarli innocenti?! Non ti hanno forse strappata alla tua famiglia?!
-Io sto proteggendo la mia famiglia!
Ci fu uno scoppio quando la pianta andò ad abbattersi contro il muro di fiamme.
Merry strinse i denti e si lanciò al contrattacco, la sua palla di fuoco sarebbe andata a segno se la sua avversaria non avesse creato un muro d'edera a proteggerla.
-Tu sai che è una menzogna!!
Se le sue parole facessero effetto o no su quella ragazzina Merry proprio non riusciva a capirlo, poteva solo pregare e combattere, un occhiata a Vince non le diede il sollievo sperato, quel combattimento pareva sarebbe durato per l'eternità.
Poi, un urlo squarciò l'aria.

Bravo stringeva il polso sinistro della ragazza, quello che un tempo aveva tenuto il fucile, e con un rapido movimento lo spezzo per poi girarle tutto il braccio sino al gomitolo, il crack delle ossa che si spezzavano fu attutito solo dall'urlo della Tristera.
Un pugno si abbatte contro il suo viso, era stato rapido e pesante, sentì il sangue che gli riempiva la bocca mentre parava un calcio della donna.

Lucy si sentiva una stupida, ma peggio ancora si sentiva in trappola, le sue pistole erano lontane da lei e quell'uomo era l'armadio più grosso che avesse mai visto, l'armadio più resistente contro cui avesse mai lottato.
Lo aveva colpito al ventre, aveva visto lei stessa il proiettile trapassare la carne, ma lui non aveva emesso ne un rantolo ne un sospiro, pareva essere diventato solo più veloce.
E ora il suo braccio era andato, lo sentiva pesante, inutile, e un dolore lancinante gli saliva sino al cervello, con un calcio riuscì a liberarsi e a gettarsi all'indietro pronta a colpire.
In un altro momento sarebbe riuscita ad aggiustarlo ma ora come ora le era impossibile, nel suo corpo scorreva troppo poco sangue vampirico.
"Sono debole, sono fottutamente debole" quel pensiero le lacerò l'orgoglio...ma la terrorizzò a morte.
Schivò un colpo veloce e tornò a lottare, ad accompagnarla l'amara sensazione di essere sempre più lenta del suo avversario.

Dall'altra parte Bravo lo percepiva, vedeva la stanchezza negli occhi della ragazza, forse era malata o debole per altre ragioni, ma una cosa era certa: "Non sta combattendo al massimo delle sue possibilità". Un calcio ben assestato lo mandò a sbattere contro un muro, dal ventre salì un dolore acuto, ma non ci fece caso "No...non sta usando neanche un quarto del suo potenziale".
Alpha gli aveva detto che quella ragazza era importante, gli alti gradi militari la rivolevano indietro a qualunque costo.
"Un disertore" pensò amaramente, qualcuno gli aveva detto che non c'era nulla di più pericoloso di un disertore, si avventò contro di lei mandandola a sbattere contro il pavimento.

Altre urla strozzate.
Merry iniziò a tremare.
"Contro chi diavolo sta combattendo?!"
Schivò un assalto.
-Vincee!!!
Il ragazzo parve capire e i due, lanciandosi entrambi all'indietro, riuscirono a ricongiungersi, i loro avversari ricomposero la loro iniziale posizione.
Merry gli lanciò contro un torrente di fuoco per riuscire a recuperare qualche minuto.
-Non la finiremo mai! E se la finiremo non sarà a nostro vantaggio
Era una cosa amara da dire ma Vince sapeva che andava detta, non si erano ancora mai scontrati contro i NATO e mai, neanche nei suoi incubi, avrebbe creduto che sarebbe stato così.
Merry deglutì.
-Vince...Lucy!
-Dobbiamo andarcene!
La ragazza annuì e raccolse tutte le sue energie.

Il muro di edera stava iniziando a cedere contro l'impeto del fuoco.
-Hai trovato il suo punto debole?
Chiese pacata Echo trattenendo e ricomponendo la barriera, notò che il volto impassibile di Delta di adombrava.
-Sembra non ne abbia, non fisicamente almeno...ma ho notato le occhiate che lancia verso l'incendiaria, credo abbiano una sorta di... "legame"
-Credi che Bravo riuscirà a catturare il cecchino?
-Non ho dubbi
Echo fece sparire il muro di edere solo per trovarsi davanti qualche cosa di mai visto, sgranò gli occhi.
-Notevole
Borbottò il suo compagno.
Dinanzi a loro, per un altezza di vasti metri si estendeva una parete di fiamme che li bloccava interamente il passaggio, il calore che proveniva da quella massa rossa e luminosa li riscaldò il volto.
-Echo presto! Prima che scappino!
Delta si slanciò indietro verso una delle stradine laterali, seguito a ruota dalla compagna.

Era la fine, ma allo stesso tempo non voleva che lo fosse, anche se le energie la stavano abbandonando il suo orgoglio le imponeva di resistere.
Era riuscita a scappare lanciandosi dal palazzo e ora correva per quel labirinto di stradine alla ricerca di una minima salvezza.
Si teneva il braccio rotto, il volto era una maschera di sangue, quello che le usciva dal naso le riempiva la bocca e quello che le bagnava la fronte le oscura gli occhi come un velluto porpora.
Si lasciò andare contro un muro, alle sue spalle sentì i passi dell'uomo, si voltò e lo sfidò con gli occhi. Se doveva morire, avrebbe guardato la morte in faccia, come l'aveva guardata Vick, come l'aveva guardata Valentine, d'istinto si portò la mano insanguinata alle piastrine militari che portava al collo.
Nella morte li avrebbe rincontrati tutti, i suoi primi compagni, il suo primo amore...
Poi vide l'ago, era una punta semi invisibile nell'oscurità. L'uomo avanzava stringendo una siringa. E Lucy capì che non era la morte che le voleva dare.
-NO!! Tu non puoi riportarmi la dentro non puoi!!

Bravo si fermò a pochi passi da lei stupito nel notare una nuova fiamma vibrare negli occhi della donna, nella mano destra stringeva la siringa, nella sinsitra una delle pistole che le aveva sottratto.
Il suo fine udito percepì il lieve rumore di motori alle sue spalle.
-Mi dispiace...
Lo disse con una nota triste, quasi stonante con l'espressione del suo viso, alzò la pistola e la puntò verso una stradina buia, quasi fosse in attesa.

Lucy non riuscì a capire sinché non percepì il rumore delle moto in avvicinamento, quattro almeno, un inseguimento senza ombra di dubbio, Vince e Merry dovevano essere riusciti a sfuggire ai due NATO e ora la stavano cercando.
"Cadranno in trappola", il suo cuore iniziò a battere mentre osservava l'uomo scrutare il buio in attesa, un orribile pensiero le attraversò la mente
"Una bestia, un'arma perfetta, non mancherà il bersaglio".
Già riusciva a vederla, l'esplosione causata dallo scoppiò del proiettile contro la moto...
Forse solo Vince sarebbe potuto sopravvivere...
"O me o loro"

Il capo della pattuglia NATO si accorse solo all'ultimo istante dell'ombra che si abbatteva contro di lui e lo gettava a terra; si lasciò sfuggire uno sparo che partì verso l'alto proprio mentre le quattro moto stavano per attraversare la stradina.
-Fuggiteeee!!!! Fuggiteeeeeee!!!!!
La donna stava urlando tentando di trattenerlo a terra, un urlo selvaggio quasi un ruggito.
Bravo digrignò i denti per la rabbia di essersi lasciato prendere alla sprovvista.
Con una tastata e due colpi secchi buttò la ragazza a terra e la immobilizzò mentre impugnava la siringa.

Quando sentì l'ago perforarle la carotide Lucy stava ancora gridando, calde lacrime le rigavano il viso.





(foto Bullet_Time_by_anderton da DA)

sabato 7 maggio 2011

07_ Tattooing (Alek)



I sotterranei del palazzo di Ludwig, nel piano più alto di Homana, erano freddi e la luce assai scarsa, ma i suoi occhi ormai vi si erano abituati.
Pareva quasi un dono naturale, come se madre natura avesse deciso di benedirlo con qualche cosa di utile, infondo dopo tutto quello che gli aveva fatto passare, se lo meritava...
Alek si scrutò il braccio tatuato alla ricerca di uno spazio libero.
Quella notte aveva fatto nuovamente un sogno...e ora sentiva l'irrefrenabile desiderio di "trascriverlo" da qualche parte.

Era iniziato tutto molto tempo prima, anche se il ragazzo era assolutamente certo che quei sogni c'erano sempre stati, aveva pregato e ripregato Ludwig e Mary Alice di concedergli carta e penna, si era prostrato, aveva implorato, ne aveva riscosso solo nuove beffe e tormenti.
Poi un giorno uno dei suoi carcerieri, un Giovanni dall'aria truce era entrato nella sua cella e gli aveva depositato davanti agli occhi una macchinetta a forma di pistola con una confezione di aghi e una scatoletta con delle pillole di pigmento.
-Se vuoi disegnare il mio Principe ha detto che di usare questi
Alek aveva guardato il tutto con una lieve preoccupazione, l'occhio nero (ultimo dono dei Ventrue) che ancora pulsava, non era mai uscito da quel posto ma sapeva bene come erano fatte le matite o le penne e quella diavoleria non gli ci assomigliava per nulla.
La studiò un attimo con attenzione e d'istinto intuì come andavano montati i pezzi per riuscire a usarla, ma comunque il dilemma rimaneva
-E la carta?
Osò chiedere in un mormorio sommesso, quasi avesse paura a esprimere un giudizio.
Un sorriso bianco e maligno si dipinse sul volto del vampiro.
-La tua carne, mi pare ovvio

Le prime volte era stato complicato, per non dire anche un poco doloroso, l'inesperienza gli aveva fatto commettere errori e se non curate come si conveniva quelle ferite potevano gonfiarsi e irritare, ma alla fine aveva imparato, dopo quattro anni di tatuaggi, poteva dirsi anche bravo.
Era diventato qualche cosa di meccanico e il suo corpo, da sotto le clavicole al basso ventre (contando le braccia e alcuni punti delle caviglie) era diventato un grande quadro, immenso e colorato, un quadro di immagini simboliche che neanche il suo creatore sapeva cosa potessero essere.
Erano incarnazioni dei suoi sogni e dei suoi incubi, Alek non riusciva a comprenderli ne a spiegarli, ma sapeva che doveva disegnarli, che doveva trasmetterli.

E ora, dopo quasi un mese di vuoto, era tornato a sognare.
Volse il braccio e iniziò a disegnare poco sotto il polso, non aveva granché spazio a disposizione ma era bravo a miniaturizzare.
Era così preso dalla sua opera che non si accorse dei due vampiri sinché uno dei due non lo afferro per i capelli neri facendolo sobbalzare. Sgranò gli occhi grigi, lasciando cadere a terra la macchinetta.
-Guardalo poveraccio, l'hai spaventato a morte Michael
Ridacchiò il Ventrue osservando il suo compare che serrava la presa facendo stingere al ragazzo i denti per il dolore.
-Non c'è nulla di più fetido di un mezzo sangue...
Mugugnò Michael, il Giovanni, scontroso come sempre. Avrebbe preferito fare le cose per conto suo, come era abituato a fare, invece il suo Principe aveva insistito che con lui ci fosse anche quello schifoso Ventrue di Alan. I due clan potevano anche essere in pace fra loro al momento ma Michael non vedeva l'ora che Ludwig decidesse che quei luridi lecca culo smettessero di essergli utili.
-Alzati bestia!
Un calcio alla schiena, sempre coi capelli fra le mani del vampiro e Alek si alzò, in quel posto era meglio non farsi ripetere le cose troppo spesso, era una delle prime cose che il ragazzo aveva appreso a sue spese.
Alan gli prese la faccia fra le mani e strinse.
-Senti il profumo del suo sangue Mich...conserva l'odore di quella puttana di guaritrice
Il Ventrue dilatò le narici.
-Miele e cioccolato... nettare per gli dei...
Alek tentò di ritrarsi, non capiva ciò che il suo aguzzino stava dicendo e non gliene importava nulla, al momento tutte le sue energie erano impegnate nel vano tentativo di tenere insieme la sua pellaccia.
Un brusco spintono lo sobbalzò all'indietro e quasi non lo fece cadere a terra se Michael non l'avesse retto per la maglia.
-Il mezzo sangue non si beve, abbiamo un ordine, rispettiamolo
-Oh avanti, che cosa vuoi che importi a Ludwig di come muore? Sarebbe un vero spreco buttarlo via senza un assaggio
Due occhi verde veleno puntati su di lui, Alek tentò di liberarsi, ma la stretta del Giovanni era forte e dolorosa.
-Il suo sangue è sporco, si sa che i Brujah non hanno un buon sapore e ora scansati! Se non vuoi fare il tuo dovere ci penserò da solo
-E guastarmi il divertimento di vedere il bastardo? Oh no, tranquillo verrò con te
Una risata.
-Guarda come scalcia!
Alan gli si avvicinò, in mano una cappa scura, finalmente Alek trovò la forza di urlare...
-Lasciatemi andare!!!
...ma furono attutite dal tessuto che si era stretto intorno al suo viso.

Non seppe mai per quanto tempo avevano camminato, o se per caso lo avessero fatto, ma tutto ciò in quell'istante non aveva più importanza.
Si trovavano davanti ad un rivolo di acqua sporca e maleodorante, ad occhio e croce neanche un metro d'acqua.
Era rovesciato a terra, le mani legate dietro la schiena, riusciva a vedere il suo riflesso nell'acqua scura.
Cercò di rimettersi in piedi ma un calcio lo rimandò a sbattere contro il pavimento.
-Beh? Che cosa ti ha detto il "tuo Principe" di preciso?
-Deve sembrare qualche cosa di banale..
Lo stivale di Michael lo bloccava a terra, cominciò a contorcersi inutilmente.
Sentì uno sbuffo.
-Cosa c'è di più banale che essere un mezzosangue?
Di nuovo quella parola, per Alek non significava nulla ma il disprezzo con cui veniva pronunciata lo tagliava più di una lama.
Sentì un rumore metallico e aggrottò la fronte, nel riflesso dell'acqua notò qualche cosa di lungo e argentato, non poteva essere un coltello.
-Ah...quello quindi è banale?
-Abbastanza...
Michael alzò la pesante catena e osservò la sua vittima al suolo, nelle orecchie gli ronzava ancora la voce di Ludwig, il suo Principe: "Fallo apparire come un volgare incidente fra ragazzi, muoiono un sacco di ragazzi per strada e nessuno ne fa una piega, semplicemente...scompaiono".
Gli aveva chiesto se per caso voleva analizzare quei suoi strani tatuaggi ancora una volta ma lui aveva fatto un cenno stanco con la mano: quello che voleva sapere lo aveva scoperto, in realtà si poteva dire che lo aveva sempre saputo, inutile credere in vane speranze misericordiose; a cosa serviva un oracolo se non ti diceva più nulla di nuovo?

La catena vibrò, fendendo l'aria, Alek la sentì prima ancora di vederla riflessa nell'acqua, d'istinto chiuse gli occhi e contrasse ogni muscolo del proprio corpo.
Il primo colpo fu un dolore terribile, bruciante, il secondo e il terzo gli fecero lacrimare gli occhi e ronzare le orecchie, dal quarto in poi tutto iniziò a essere più caldo e più lontano.
Un rosso cupo tinse la sua visuale, il mondo perse i suoi colori e poi, semplicemente non sentì più nulla...




Un ombra incombeva su di lui, protendeva le mani e lo toccava.
Mani gentili e delicate.
-E' vivo!!!
Una voce lontana, il ragazzo si chiese se non fosse giunto in Paradiso, quel calore era così piacevole.
-Marcos!! E' vivo!! Vieni presto! Aiutami!!
D'un tratto sentì un fortissimo dolore e un tremendo mal di testa gli scombussolò ogni senso, ma era giusto che si provasse dolore anche in Paradiso?
-Seth che succede?
I suoni iniziarono ad affievolirsi, ad allontanarsi sempre di più, sentì che le ombre tornavano ad avvolgerlo.
-E' vivo!





(foto command_by_circuitface_stock da DA)

giovedì 5 maggio 2011

06_ The Game Begins (Lucy)


-Un serpente argenteo che si avvolge su se stesso?
La voce di Lucy era una lama fredda, resa ancor più tagliente dal distacco creato dal interfono.
-Mi prendi per il culo Quinn?
-Deduco quindi che tu non sappia di cosa si tratti giusto?
Lucy si strappo di malagrazia il microfono dall'orecchio e lanciò l'apparecchio acustico a Vince che lo afferrò al volo osservando perplesso la Tristera che digrignava i denti irritata, stringendo maggiormente le gambe intorno alla moto.
-Parlaci tu, io sono stufa di rincorrere il vento
Merry sospirò stringendosi nella giacca mentre Vince, con un lieve colpo di tosse riprendeva la comunicazione interrotta.
-Qui Vince...
-Ooh ciao tesoro, con te sì che si può parlare!
Il tono melenso del Tristera gli fece accapponare la pelle, la parte malkavian del vampiro doveva essere sul punto di prendere il sopravvento.
-Cos'è questa storia del serpente?
-Il serpente argenteo che si avvolge su se stesso, deve essere il simbolo di qualche organizzazione e voglio che lo scopriate. E' praticamente certo che siano loro ad avere il nostro mago.
A quelle parole Vince dilatò gli occhi andando a guardare Merry che subito tornò vigile.
-Dici davvero?
-Se l'interpretazione delle visione di Seth è esatta, sì.
Il battito del cuore di Vince accelerò, finalmente una pista, dopo una settimana di vuoto completo una pista, fece un cenno affermativo in direzione di Merry.
La ragazza iniziò a sorridere emozionata e passo lo sguardo dal suo fidanzato alla loro compagna, ma l'espressione sul volto della donna le fece perdere subito il sorriso.
Lucil, o Lucy per abbreviare, manteneva uno sguardo truce, severo.
Si ergeva sulla moto con una postura alquanto militaresca, le braccia incrociate sotto il seno, vigile.
In confronto a lei Merry pareva una bambolina, l'incarnazione della femminilità enfatizzata nei suoi lineamenti delicati, nella sua postura elegante, anche nel suo modo di vestire, scelto, spesso, non solo per la sua comodità in caso di combattimento ma anche per attirare l'occhio di Vince.
Lucy invece era una bellezza diversa, accattivante, la lotta era la sua vita, il sangue il suo dio, le sue pistole una parte inseparabile delle sue braccia.
-Sì certo Quinn, allora inizieremo a cercare...sì, al solito, chi ha informazioni contatta l'altro...
Vince chiuse la conversazione e si passo una mano fra i capelli biondi dalle punte rosso sangue.
-Beh signore, abbiamo una pista!
-Una pista alquanto velenosa direi...
Sibilò Lucy, Vince sorrise, la freddezza della compagna per molti versi gli ricordava sua madre, Vayolet, ormai chissà dove in compagnia di quel caino di suo padre.
-Non tutti i serpenti sono velenosi
Sempre sorridendo andò verso la sua moto, Merry si spostò per far spazio e si sedette sul posto del passeggero.
Lucy le lanciò un occhiata.
-Tu che ne pensi?
-Confido negli dei...
Rispose Merry con la sua consueta pacatezza.
Era un esserino silenzioso che non amava parlare troppo.
-Gli dei...
Lucy sputò a terra e azionò il dispositivo di accensione della moto, si chinò e partì velocemente seguita a ruota dai due compagni.

Anche se fredda e schiva, a volte sgarbate e insolente, Lucy non si era mai comportata in modo tanto acerbo con gli altri ribelli; anche quel modo che aveva avuto per chiudere la chiamata con Quinn...
No, non era stato il modo giusto di agire e lei lo sapeva; si morse forte il labbro inferiore mentre percorrevano velocemente le strade periferiche di Homana, quella non era certamente lei...
Immediatamente dette la colpa alla sete di sangue, le sue riserve private stavano terminando e lei le stava centellinando al punto da ritrovarsi ogni sera più nervosa.
Aveva bisogno di fare scorta, ma per farlo le serviva Quinn, e Quinn al momento non aveva il tempo di sprecare una sola goccia di sangue per lei. Prima avrebbero trovato il mago, prima lei avrebbe potuto bere dalle vene del suo "sire" in santa pace.
Era questo a cui l'avevano condannata i Tremere, per errore, sperimentando su di lei.
Nessuno aveva pensato che al sangue Assamita che le scorreva nelle vene SERVISSE il sangue di un altro vampiro per sopravvivere, ma la cosa più disdicevole era che nessuno aveva immaginato che l'unico sangue in grado di mantenerla in vita potesse essere quello del vampiro che le aveva dato il primo sorso di Vitae, che l'aveva cioè benedetta del sangue.
Quello e SOLO quello.
L'altro sangue per lei era acqua, insaziante e incapace di mantenerla in vita.
Sarebbe morta se non fosse stato per Quinn, l'unico che, liberandola dalla sua prigione nei laboratori, aveva capito che cosa mancava, che cosa le avrebbe ridato la forza.
Infondo Lucy si sentiva fortunata.
Dover bere da una sola vena significa mettere la propria vita nelle mani di un altro, lui muore, tu muori, lui vive, tu vivi, una condanna eterna alla schiavitù, era stata fortunata a trovare nel suo salvatore la "Vena"; se fosse stato un suo nemico a farle quel dono a quest'ora avrebbe dovuto combattere per lui, e piuttosto, Lucy si sarebbe lasciata morire...

-Qualche cosa non va!
Era stata Merry a urlarglielo.
Voltandosi indietro notò che Vince accelerava accostandosi a lei in quella corsa.
Lo sguardo del ragazzo era duro, teso, pronto a qualsiasi cosa, le lanciò un occhiata significativa.
Nei suoi occhi Lucy vide l'acciaio.
Ora lo sentiva pure lei.
Tutti i suoi sensi si ingigantivano, la febbrile eccitazione della battaglia imminente le ribolliva il sangue.
-Nato...
Sibilò.

Uno "scusa" generale ai lettori

Chiunque abbia iniziato a leggere questa storia, (Ho paura solo tu Trish XD) un piccolo avvertimento, prendete il capitolo 00 come una sorta di "episodio pilota", lo scrissi senza pensarci credendo che non avrei poi continuato.
I fatti li narrati potrebbero, difatti, sia essere ripresi nel corso della storia, che completamente abbandonati (come il personaggio di Julian come fidanzato di Seth che nella reale storia non esiste) o modificati (nel capitolo precedente nella visione di Seth appaiono effettivamente stralci della visione del cap. 00).
Il mio consiglio è di fare come se non sia stato scritto.
Grazie mille ^^.

05_ Vision (Seth)


La vita era ingiusta.
La vita era davvero, davvero ingiusta.
Per una volta che aveva la possibilità di provare il suo valore, di scendere sul campo le era stato affidato il compito più complicato della sua vita.
-Tanto valeva mandarmi ad uccidere Luswig o Ludwig (o come cavolo si chiamava) in persona
Borbottò Seth andando avanti e indietro per la sua stanza. Le aveva provate tutte, era persino arrivata a prendersi a testate (leggere) contro il muro ma tutto ciò non era servito a nulla, nessuna visione aveva oscurato i suoi occhi azzurri, nessun raggelante mal di testa le aveva intorpidito la mente.
Si morse il labbro inferiore e si appoggio al muro, chiuse gli occhi maledicendo il mondo intero.
Un leggero bussare alla porta e una voce suadente la ridestarono.
-Posso entrare?
-Certo Jen, tranquillo...
Disse stancandosi con una spinta dal muro mentre il suo gemello entrava.
_... Non disturbi niente di meraviglioso e mistico!
Disse agitando le braccia, seccata.
Lo sguardo vuoto di Jensen osservava paziente la parete di fronte a se, come suo solito restava immobile, ascoltando attentamente i suoni che lo circondavano per riuscire a capire i movimenti della sorella.
-Nessuna visione?
Chiese pacato, con quel leggero sorrisino sghembo che lo caratterizzava.
Seth si fermò e corrugò la fronte osservandolo. I dread di suo fratello erano da riprendere alle punte, pensò soltanto osservando quella figura alta, decisamente bella ma poco curata.
Con la scusa della cecità Jensen non si riprendeva spesso i dread all'uncinetto e lasciava che la barbetta bionda gli crescesse anche per qualche giorno.
-Il dono del tatto ce l'hai no?
-Che vorresti dire?
Il cambio di argomento lo lasciò perplesso anche se, involontariamente, si portò la mano al mento per carezzare la peluria, come se avesse intuito il motivo della domanda così poco pertinente.
-Che anche se non la vedi, puoi sentire che la barba è lunga
Uno sbuffo.
-Quanto sei pigro...
-Quanto sei brava a deviare gli argomenti eh?
Questa volta fu lei a sbuffare, si lasciò a cadere seduta sul letto.
-E' inutile Jen, non ci riesco! Tu sai quanto sono imprevedibili le mie visioni, a volte non ne ho anche per un mese intero. Sono una veggente negata, e la cosa peggiore è che Quinn conta su di me
-Tutti contano su di te
Il viso di Seth si fece livido e lanciò un occhiata bruciante verso suo fratello.
-Grazie Jen, sei il fratello migliore del mondo
-Felice di esserti utile
Sorrise lui, fingendo genuinamente di non aver udito il sarcasmo nell'intonazione della voce di lei; fece qualche passo in avanti e protendendo le mani davanti a se, tastò il letto prima di sedervisi sopra, lo sguardo cieco sempre rivolto di fronte a se.
-Seth... rilassati, quando accadrà, accadrà, lascia che sia una cosa naturale, come sempre
-Certo, e mentre noi aspettiamo i porci comodi di questo dannato potere cosa succederà al mago? Eh?
-Abbiamo spie per tutta la città, e Quinn sta guidando un gruppo di ricerca che comprende i più..
-Oh basta Jensen!
Seth scattò in piedi.
-Quanto è grande Homana? Quanti abitanti possiede? E' passata una settimana da quando Milena ci ha avvertiti... Tutti quanti sappiamo che è una ricerca inutile, si stanno muovendo solo perché sperano di trovare in giro qualche NATO che li indirizzi su dove andare a cercare!
-Non essere pessimista, se è difficile per noi, pensa quanto può essere difficile per i NATO...
Seth neanche lo degnò di uno sguardo, abbasso il capo, la testa le faceva male.
-Certo come no...peccato che i NATO siano SEMPRE un passo avanti a noi...
Una forte rabbia le attraversò il corpo, facendola rabbrividire.
Li odiava quei cani bastardi, li odiava e li desiderava morti, D'istinto si guardò le mani e dilatò gli occhi.
Il silenzio cadde fra i gemelli. Jensen sospirò, poi d'un tratto si fece attento, qualche cosa non andava.
-Seth?

Sangue, sangue da per tutto, le sue mani ne erano piene
“Tu lo hai sempre saputo vero?”.
Fucili venivano caricati.

-Seth?
La respirazione di sua sorella era affaticata.
-Seth?!
Jensen si alzò protendendo le mani nella direzione della ragazza.
-Seth, parla!
Ma Seth non lo sentiva.
D'un tratto tutta la stanza cominciò a vibrare mentre lampi di immagini sovrapposte cominciavano a pulsare dinanzi ai suoi occhi.

Il ragazzo era legato ad un palo, guardava la morte con aria fiera.
Un tatuaggio lungo un corpo secco ma muscoloso.
“Ti aspetto dall'altra parte del fiume”

Colta dalle vertigini Seth ricadde all'indietro ricadendo tra le braccia del gemello mentre dalle sue pupille il nero cupo dei suoi occhi tingeva anche le sclere.

Due occhi scuri le comparvero dinanzi, erano grandi e spaventati come quelli di un animale ferito, costeggiati da mille lentiggini.
Luci al neon dentro una cella povera, come quelle dei vecchi monasteri, corridoi lunghi e bui dove uomini e donne vestiti di scuro si aggiravano furtivi.
Ombre, leggere come ombre.
Colpi di pistole, guanti e pantaloni di pelle, maschere a gas.
"Corri!"
Capelli lillà tagliati corti e orecchie piccole, appuntite.
Un serpente argenteo che si avvolgeva a spirale.





(Immagine "Todo es mentira" dal DA di Etadam; modificata da me)

sabato 29 gennaio 2011

04_ Durch dem Spiegel (Mary Alice/Ludwig)


Attraverso il riflesso dello specchio riusciva a vedere la bambina dai lunghi capelli biondi seduta sulla cassapanca, tra i cuscini e il gattone color miele.
Mary-Alice strinse le labbra perfette in una smorfia di disgusto; non riusciva a sopportare la vista di quella bambola senza anima, per quanto i suoi occhi fossero spenti, nessuno scienziato poteva toglierle quello sguardo a lei così noto.
Il perché Ludwig avesse deciso di crearla non era certamente per lei un mistero e al contrario provava come il Giovanni un ilarità viscerale in ciò.
Eppure, quando gliela aveva regalata, Mary-Alice aveva ringraziato di malagrazia: infondo non era la mocciosa che voleva come schiava.
La ragazza sbuffò.
-Allora Anjelika? Vuoi stare li ancora per molto? Renditi utile una buona volta!
Disse acida contro la bambina che, come un automa, scostò il gatto e si mosse nel suo abitino scuro verso la padrona.
-Come posso servirla mademoiselle?
-Pettinami
Ordinò passandola una spazzola per tornare poi sul suo riflesso.
-Guarda che disastro, questa dieta a base di plebei mi sta rovinando la pelle...
Si accarezzo una guancia pallida come la neve e si stese sulle labbra carnose uno strato di rossetto color sangue.
Mary-Alice era certamente un arpia, una snob, ma poteva vantare a buon titolo quello della più bella vampira del suo intero clan (e di tutto il Continente, a suo dire...).
Ravvivò il resto del viso con del trucco leggero e infine spazientita osservò il riflesso di Anjelika.
-Basta! Guarda che disastro, se continui così li rovinerai!
Scatto in piedi e guardò con odio la piccola cameriera che, silenziosa, fece un breve inchino e risistemò la spazzola e la toletta in attesa di eventuali ordini.
Per poco Mary-Alice non si strappo il lembo del vestito per lo stress: il problema dei senza anima, quello che almeno LEI considerava un grande problema, era la mancanza di sentimenti.
Che gusto c'era nel prendersela con chi non soffre della sua condizione?
Stava per alzare un pugno contro la testolina bionda quando sentì bussare.
-Avanti!
Si voltò a braccia conserte verso la porta, il viso contratto in una smorfia si rilasso nel vedere il suo ospite.
-Ludwig, finalmente ti fai vedere, credevo che quel cane pulcioso ti avesse rapito
L'uomo sorrise freddo, inchinò nobilmente il capo in direzione della signora e gli occhi gli luccicarono nel notare la bambina, si inchinò e aprì le braccia.
-Anjelika, mon ange...
La sua voce era calma, bassa e calda, la bambina si voltò e senza cambiare minimamente espressione sul suo viso di bambola si gettò sull'abbraccio dell'uomo che la strinse a se assaporando il profumo dei suoi capelli morbidi.
-Sembra che tu provi una gioia infinita ogni volta che vedi questo...essere.
Ludwig alzò lo sguardo e un ghigno beffardo gli si dipinse sul viso.
-Non sarai gelosa Mary
-Io, gelosa? E di chi, di quello sgorbio? Mai.
Disse volgendo lo sguardo da un altra parte.
-Anjelika, vieni ad allacciarmi il corpetto. Ludwig allora, una tua visita porta sempre notizie, su cosa ci aggiorni stavolta?
Ludwig liberò la piccola cameriera dall'abbraccio e si sedette sul letto osservando con un sorriso glaciale la bambina stringere i lacci del vestito della Ventrue.
-Non potrai mai indovinare questa volta...
-Oh mio dio, uno di quegli scarafaggi ha mandato un pacco bomba?
Chiese sardonica.
-Meglio, meglio, sta volta quei cani di Quinn e colleghi non c'entrano niente.
-I Tremere hanno brevettato un nuovo NATO?
Trattenendo tra le mani i lunghi boccoli biondi di modo che Anjelika potesse lavorare senza allacciarglieli in una delle stringhe volse il capo verso il Giovanni, cominciava ad essere interessata.
-Mh, purtroppo i Tremere non sono ancora riusciti a domare gli ultimi potenziati ma comunque, non è questo di cui si tratta.
Allargò il sorriso mostrando una fila di denti bianchissimi.
-E allora di che si tratta?
Mary-Alice si volse di scatto verso il vampiro tanto che la bambina alle su spalle dovette fare una piroetta per seguirla senza sciupare il lavoro.
-La macchina magica si è rimessa in moto...
A quelle parole Mary-Alice sbiancò, erano secoli che nessuno nominava "magia".
-Impossibile
-A quanto pare non è poi così impossibile
-E' un elfo?
-No, se lo fosse stato lo avrei percepito, a quanto pare è un umano
Mary-Alice si scurì in volto, questa notizia poteva essere interpretata in mille modi e di primo acchito non seppe proprio cosa pensare.
-E se fosse segno di cattivo presagio?
Ludwig la squadrò con ironia senza perdere ne il sorrisino ne la compostezza.
-Non mi diventerai superstiziosa come un Vagabondo vero ma chère? Non ti preoccupare è tutto sotto controllo, ho chiamato Jakob e i NATO saranno pronti a momenti.
A quelle parole Mary-Alice parve riprendere figurativamente colore; inspirò profondamente e il sorriso nobile tornò sul viso.
I NATO erano l'arma perfetta, il capolavoro dei Tremere. Quei pazzi si erano riscattati bene dal precedente fallimento da cui erano nati quei cani bastardi dei Tristera.
-Un mago...
Si sedetta alla toletta e fece un cenno ad Anjelika che subito iniziò ad acconciarle i capelli.
-Appena i Tremere lo sapranno si uccideranno tra loro per averlo!
Scoppio a ridere allegra accarezzando una guancia della bambina. Ludwig afferrò il bastone e silenziosamente si avviò all'uscita, Mary- Alice volse il capo così che la piccola cameriera potesse far meglio l'intreccio.
-Ah Ludwig
Il Giovanni si fermò in attesa.
-Quando hai intenzione di liberare il ragazzo?
Un sorriso divertito gli increspò le labbra sottili.
-Presto, molto preso ma chère